N.B.: stavo tornando a casa da lavoro, ubriaco, un po' drogato... sì, mi piace molto il mio lavoro.
Capitolo III - Il Genio della lampada
Fu solo verso i dodici anni che scoprii il Genio della lampada, l'unica differenza dai canali ufficiali era la modalità di chiamata. Non bisognava strofinare ma tirare, di naso, su, forte, con una banconota di taglio forte possibilmente, e non importava cosa. I sogni a quel tempo si realizzavano no matther what.
Preso dalla foga, cominciai a pensare che tutti i miei problemi relativi alla respirazione potessero passare così, scavando a poco a poco il mio naso a tirate di felicità, laborioso come nani efficienti, capaci di tirare fuori oro dalle peggiori situazioni territorio-economiche(?). Mi Sbagliavo?
Molti dicono che non sia questa la soluzione, la risposta. Ma quei molti hanno mai sofferto? Non si scappa dalla realtà di tutti i giorni, eppure in quei momenti, mi sentivo libero dalla mia gabbia di carne e ossa. Perché seppur ero felice nel mio essere più profondo, ero in agonia nel mio essere al mondo, non deforme forse, non distrutto da un cancro, ma difettoso, fino all'umana sopportazione.
"L'imbarazzo della sciolta"
lunedì 10 gennaio 2011
mercoledì 5 gennaio 2011
Capitolo II - I Associazione a delinquere
La Banda si formò verso la metà degli anni 90.
All'inizio erano Stomaco, Gastrite ed Esofagite a formare il gruppo degli alti, furono i primi a comparire, e piano piano si fecero strada sulla via della criminalità organizzata a forza di pugni. Dall'altra qualche anno dopo, il gruppo dei bassi fece la sua comparsa, agli ordini del Colon, scattavano veloci er Colite er Colica, pezzi de' merda che facevano sputa' sangue e anima a ogni colpo.
Con l'unione delle batterie di sopra e di sotto si venne a formare questo gruppo unito, capace di fronteggiare ogni cosa pur di restare al potere, non più servo ma padrone. La Banda de' li mortacci mia.
Era soltanto la prima media e io piccolo ignaro bambino dopo anni di insubordinazioni da parte der Naso, che dopotutto si limitava a fastidi perpetui e disturbo della quiete pubblica - questa era tutt'altra faccenda - me la ridevo allegro in compagnia dei miei compari cercando di dimenticare il mattiniero bullismo da parte der Papà che ogni mattina mi faceva ingoiare a suon di ricatti la colazione cereali e latte: «Lo vuoi il regalo? Allora devi bere tutto il latte. Niente latte, niente regalo.» e giù il bicchiere, tutto d'un fiato, sapevo che era sbagliato dentro di me, eppure cedevo ogni giorno sempre di più, fino ad abituarmi a quella tortura, fino a farla diventare parte di me, fino a diventare un bevitore di latte.
Si presentò come Aria all'inizio, facevamo conoscenza uno dell'altro, sembrava gestibile, non si stava troppo male insieme, certo c'erano alti e bassi, ma in fondo uno cerca di dare il meglio di sé in certe situazioni, sperando per il meglio della coppia.
Piano piano il disagio aumentò sempre di più, restare con lei diventava sempre più difficile e ingestibile, gli screzi mattutini erano i peggiori, bastava una piccola questione, ed eccola lì a incazzarsi come se io fossi il peggio stronzo al mondo.
Mi ricordo ancora il giorno in cui non ce la feci più e la coppia... scoppiò.
Er Papà venne a tavola con uno Slimer, una cosa uscita da poco, verde e appiccicoso con all'interno un mostriciattolo, sembrava una cosa bellissima e schifosissima per un bambino di 10 anni, allora presi tutto il latte che avevo davanti e bum, giù nel gargarozzo a far compagnia ai cereali ricoperti di cioccolato.
Arrivato a scuola cominciai a sentire Aria lamentarsi già dal cancello d'entrata, ancora non suonava la campanella e già le rodeva. Aveva avuto qualche diverbio cor Latte e non sapeva fare di meglio che prendersela con me. Alla prima ora la maestra prese il registro e cominciò a fare la lista dei presenti: Aria «Presente», Cappuccini «Presente», Stomaco «Presente»... La maestra ci introdusse Stomaco, uno nuovo, appena trasferito da un'altra scuola da cui era stato espulso per comportamenti violenti, non sembrava uno pericoloso, non lo sembrava affatto...
All'ora della ricreazione andai in bagno e vidi Stomaco che si asciugava le mani, presi la balla al balzo e andai a presentarmi ufficialmente: «Hey ciao, sono Paolo, siamo in classe insie...» neanche il tempo di finire la frase e mi sferrò un pugno dritto alla bocca dello stomaco, feci appena in tempo a entrare nel bagno, chiudere la porta e abbassarmi i pantaloni su quella turca del cazzo. DUE SECONDI!
Due secondi ed eruttai in quella che definirei un'eruzione di merda. I lapilli che volavano dappertutto raggiunsero il muro ad altezze ben maggiori rispetto al mio essere chinato a 90° sulla turca; ero allibito, tanta potenza era qualcosa di mostruoso per un esserino che prima di allora era andato in bagno a leggere i giornaletti seduto sulla tazza senza tanto pensare a quello che stava accadendo sotto di lui.
Quando il vulcano dietro di me finì il suo lavoro mi girai, quello che vidi era qualcosa di inumano, una lunga, alta striscia di merda che ricopriva il muro, il tubo e parte della tazza turca su cui facevo ombra con la mia figura accovacciata.
Allucinato ma anche divertito per l'assurda situazione cominciai a pulirmi con il fazzoletto di cotone che portavo sempre con me, lanciando maledizioni alla scuola pubblica e alla fottuta mancanza di carta igienica. A quel punto misi il fazzoletto in una busta di plastica e me lo buttai alle spalle, cercando di dimenticare tutto quello che era appena successo.
L'umiliazione inferta dal nuovo arrivato era una ferita che sarebbe rimasta con me per sempre.
[Continua]
All'inizio erano Stomaco, Gastrite ed Esofagite a formare il gruppo degli alti, furono i primi a comparire, e piano piano si fecero strada sulla via della criminalità organizzata a forza di pugni. Dall'altra qualche anno dopo, il gruppo dei bassi fece la sua comparsa, agli ordini del Colon, scattavano veloci er Colite er Colica, pezzi de' merda che facevano sputa' sangue e anima a ogni colpo.
Con l'unione delle batterie di sopra e di sotto si venne a formare questo gruppo unito, capace di fronteggiare ogni cosa pur di restare al potere, non più servo ma padrone. La Banda de' li mortacci mia.
Era soltanto la prima media e io piccolo ignaro bambino dopo anni di insubordinazioni da parte der Naso, che dopotutto si limitava a fastidi perpetui e disturbo della quiete pubblica - questa era tutt'altra faccenda - me la ridevo allegro in compagnia dei miei compari cercando di dimenticare il mattiniero bullismo da parte der Papà che ogni mattina mi faceva ingoiare a suon di ricatti la colazione cereali e latte: «Lo vuoi il regalo? Allora devi bere tutto il latte. Niente latte, niente regalo.» e giù il bicchiere, tutto d'un fiato, sapevo che era sbagliato dentro di me, eppure cedevo ogni giorno sempre di più, fino ad abituarmi a quella tortura, fino a farla diventare parte di me, fino a diventare un bevitore di latte.
Si presentò come Aria all'inizio, facevamo conoscenza uno dell'altro, sembrava gestibile, non si stava troppo male insieme, certo c'erano alti e bassi, ma in fondo uno cerca di dare il meglio di sé in certe situazioni, sperando per il meglio della coppia.
Piano piano il disagio aumentò sempre di più, restare con lei diventava sempre più difficile e ingestibile, gli screzi mattutini erano i peggiori, bastava una piccola questione, ed eccola lì a incazzarsi come se io fossi il peggio stronzo al mondo.
Mi ricordo ancora il giorno in cui non ce la feci più e la coppia... scoppiò.
Er Papà venne a tavola con uno Slimer, una cosa uscita da poco, verde e appiccicoso con all'interno un mostriciattolo, sembrava una cosa bellissima e schifosissima per un bambino di 10 anni, allora presi tutto il latte che avevo davanti e bum, giù nel gargarozzo a far compagnia ai cereali ricoperti di cioccolato.
Arrivato a scuola cominciai a sentire Aria lamentarsi già dal cancello d'entrata, ancora non suonava la campanella e già le rodeva. Aveva avuto qualche diverbio cor Latte e non sapeva fare di meglio che prendersela con me. Alla prima ora la maestra prese il registro e cominciò a fare la lista dei presenti: Aria «Presente», Cappuccini «Presente», Stomaco «Presente»... La maestra ci introdusse Stomaco, uno nuovo, appena trasferito da un'altra scuola da cui era stato espulso per comportamenti violenti, non sembrava uno pericoloso, non lo sembrava affatto...
All'ora della ricreazione andai in bagno e vidi Stomaco che si asciugava le mani, presi la balla al balzo e andai a presentarmi ufficialmente: «Hey ciao, sono Paolo, siamo in classe insie...» neanche il tempo di finire la frase e mi sferrò un pugno dritto alla bocca dello stomaco, feci appena in tempo a entrare nel bagno, chiudere la porta e abbassarmi i pantaloni su quella turca del cazzo. DUE SECONDI!
Due secondi ed eruttai in quella che definirei un'eruzione di merda. I lapilli che volavano dappertutto raggiunsero il muro ad altezze ben maggiori rispetto al mio essere chinato a 90° sulla turca; ero allibito, tanta potenza era qualcosa di mostruoso per un esserino che prima di allora era andato in bagno a leggere i giornaletti seduto sulla tazza senza tanto pensare a quello che stava accadendo sotto di lui.
Quando il vulcano dietro di me finì il suo lavoro mi girai, quello che vidi era qualcosa di inumano, una lunga, alta striscia di merda che ricopriva il muro, il tubo e parte della tazza turca su cui facevo ombra con la mia figura accovacciata.
Allucinato ma anche divertito per l'assurda situazione cominciai a pulirmi con il fazzoletto di cotone che portavo sempre con me, lanciando maledizioni alla scuola pubblica e alla fottuta mancanza di carta igienica. A quel punto misi il fazzoletto in una busta di plastica e me lo buttai alle spalle, cercando di dimenticare tutto quello che era appena successo.
L'umiliazione inferta dal nuovo arrivato era una ferita che sarebbe rimasta con me per sempre.
[Continua]
giovedì 4 novembre 2010
Capitolo I - I La Sindrome Russa
| La libertà perse il fuoco che la faceva bruciare e brillare così ardentemente, era inverno, l'inverno del'1985. |
Testo corretto
Era il 10 Gennaio 1985, quello fu l'anno in cui smise di nevicare dalle mie parti: l'ultimo fiocco di neve era sceso, e piano piano si era sciolto in mezzo alle urla di mia madre, che rossa in viso, cercava di tirare fuori quel piccolo pezzo di merda dalla sua vagina. Mi ero presentato puntuale, appena una leggera bussata da parte di mio padre alla porta principale nove mesi prima, ed eccomi lì pieno di sangue e schifezze varie ad aspettare il mio primo schiaffo e il mio primo pianto. Bel giorno per cominciare a vivere. Quel gennaio fu ricordato come il mese più freddo nella storia d'Italia. Quattro giorni dopo la mia nascita ci fu la "Nevicata del Secolo", tre giorni di terrore.
Scrissero che fu tutto a causa di un'anomalia termica della stratosfera che causò l'unione tra l'anticiclone delle Azzorre e quello polare. Tutta quell'aria artica fu spedita dritta a mamma Europa... dritta a me!
Ho sempre adorato il freddo, al caldo. Fin da piccolo cominciai a sperimentare quelli che avrei chiamato molto tempo dopo i miei "poteri speciali"... ero molto dotato in quello che facevo, sempre il primo della classe, stare male è una vocazione. Come si dice: "O ce l'hai o non ce l'hai", non il coraggio però, la vocazione.
Dicevo, ho sempre adorato il freddo, quel pizzico in fondo all'anima che ti tiene vigile mentre ti chiudi su te stesso con il mento verso il petto e le mani in tasca, a passo svelto, le guance rosse, e quel naso... quel naso sempre gocciolante, pieno di muco, distrutto dalle intemperie e dalla vita.
All'inizio non fu evidente, tiravo un po' qui e un po' là, nessuno pareva accorgersene, figurarsi io, piccolo e innocente, era la mia prima volta, non sapevo cosa stessi facendo: il mio corpo lo richiedeva e io tosto ad ubbidire. Gran bastardo il corpo. Mai ascoltarlo, ti fa fare sempre le scelte più stupide e avventate. Come quel ragazzo che si è buttato giù da un palazzo a New York, ma almeno lui ha avuto una macchina sotto a salvarlo, fossimo tutti così fortunati.
Dormivo nella stessa stanza con mio fratello di 5 anni più grande di me, gli stavo simpatico ma non mi sopportava granché. Ogni notte, prima di addormentarmi cominciavo il mio rituale inconscio, "HHHRRR"...
"HHHKKRRRRRR"... "HHR"... "HHRHRHRHRHRRRKKRRRRRRR" "BASTAAAA!", ma quest'ultimo non ero io, cioè, avrei potuto restare lì per ore e ore con quel rituale, ho imparato dalla vita che le cose belle non accadono subito, non mi sono mai addormentato prima di un'ora, ma mio fratello, beh, tutto e subito, cinque minuti a letto... morto.
Non ne poteva più, ogni notte ripetevo la stessa scena e i suoi cinque minuti si allungavano incessantemente, minuto dopo minuto, raggiungendo le ore, fino a diventare odio.
Così incontrai il mio primo dottore, gran bel tipo, Gabriele Muco si chiamava, o almeno era quello che soleva dire ad ogni primo incontro, una battuta, gran bel tipo. Non ci ha mai capito un cazzo però.
Nel giro di quattro anni passai da un dottore all'altro senza nessuno che sapesse dare spiegazioni alla mia patologia.
"La Sindrome Russa" la chiamavo, una condizione alla quale non potevo sottrarmi e in cui ero invischiato fino al collo, ormai parole come giorno e notte non volevano dire più niente per me, io russavo da sveglio, ovunque, senza sosta, caldo o freddo, mi bastava il minimo fastidio al naso ed era la fine per giorni.
Quando feci una lastra al naso scoprii di essere un mutante, avevo le zanne! Ma non come quei fantastici felini ormai estinti, dai denti a sciabola, no... ero come un felino handicappato buttato da un palazzo durante una parata. Già. Avevo questo unico dente da latte, deformato, invisibile, alla base del naso, non potevo neanche morderci nessuno. Mi sarei dovuto spaccare la faccia in due... sai che soddisfazione.
All'improvviso verso gli 8 anni sparì, non il dente, e neanche il naso. "HHHHHRRRR", già, proprio lui, non ci fu un periodo di assestamento, nessun rimaniamo amici, un giorno disse vado a "HRKKRRR" le sigarette e non tornò più. Eppure lo sentivo, lì, in silenzio, acquattato nel buio dei miei canali respiratori, ma non avrei mai potuto accorgermene, usciva soltanto quando stavo dormendo, ormai. Col senno di poi non avrei dovuto iniziare a fumare anche io. E Così passò quel periodo felice, quante avventure insieme, quanti dottori!
E finalmente mio fratello mi voleva di nuovo bene.
Originale
Era il 10 Gennaio 1985, quello fu l'anno in cui smise di nevicare dalle mie parti, l'ultimo fiocco di neve era sceso, e piano piano si era sciolto in mezzo alle urla di mia madre, rossa in viso, cercando di tirare fuori quel piccolo pezzo di merda dalla sua vagina! Si era presentato puntuale, appena una leggera bussata da parte di mio padre alla porta principale 9 mesi prima, ed eccomi lì pieno di sangue e schifezze varie ad aspettare il mio primo schiaffo ed il mio primo pianto. Bel giorno per cominciare a vivere. Quel gennaio fu ricordato come il mese più freddo nella storia d'Italia. Quattro giorni dopo la mia nascita ci fu la "Nevicata del Secolo", tre giorni di terrore.
Scrissero che fu tutto a causa di un'anomalia termica della stratosfera che causò l'unione tra l'anticiclone delle Azzorre e quello polare e tutta quell'aria artica fu spedita dritta a mamma Europa... dritta a me!
Ho sempre adorato il freddo, al caldo. Fin da piccolo cominciai a sperimentare quelli che avrei chiamato molto tempo dopo i miei "poteri speciali".. ero molto dotato in quello che facevo, sempre il primo della classe, stare male è una vocazione. Come si dice: "O ce l'hai o non ce l'hai", non il coraggio però, la condizione.
Dicevo, ho sempre adorato il freddo, quel pizzico in fondo all'anima che ti tiene sempre vigile mentre ti chiudi su te stesso con il mento verso il petto e le mani in tasca, a passo svelto, le guance rosse, e quel naso.. quel naso sempre gocciolante, pieno di muco, distrutto dalle intemperie e dalla vita.
All'inizio non fu evidente, tiravo un po' qui e un po' là, nessuno pareva accorgersene, figurarsi io, piccolo e innocente, era la mia prima volta, non sapevo cosa stessi facendo, il mio corpo lo richiedeva ed io tosto ad ubbidire. Gran bastardo il corpo. Mai ascoltarlo, ti fa fare sempre le scelte più stupide e avventate. Come quel ragazzo che si è buttato giù da un palazzo a New York, ma almeno lui ha avuto una macchina sotto a salvarlo, fossimo tutti così fortunati.
Dormivo nella stessa stanza con mio fratello di 5 anni più grande di me, gli stavo simpatico ma non mi sopportava granché. Ogni notte, prima di addormentarmi cominciavo il mio rituale inconscio, "HHHRRR"...
"HHHKKRRRRRR"... "HHR"... "HhHRhrHRhRhRRRkKRRRRRRr" "BAAASTAAAA!!!!", ma quello non ero io, cioè, avrei potuto restare lì per ore ed ore con quel rituale, ho imparato dalla vita che le cose belle non accadono subito, non mi sono mai addormentato prima di un'ora, ma mio fratello, beh, tutto e subito, cinque minuti a letto... morto.
Non ne poteva più, ogni notte ripetevo la stessa scena ed i suoi cinque minuti si allungavano incessantemente, minuto dopo minuto, raggiungendo le ore, fino a diventare odio.
Così incontrai il mio primo dottore, gran bel tipo, Gabriele Muco si chiamava, o almeno era quello che soleva dire ad ogni primo incontro, una battuta, gran bel tipo. Non ci ha mai capito un cazzo però.
Nel giro di 4 anni passai da un dottore all'altro senza nessuno che sapesse dare spiegazioni alla mia patologia.
"La Sindrome Russa" la chiamavo, una condizione alla quale non potevo sottrarmi e in cui ero invischiato fino al collo, ormai parole come giorno e notte non volevano dire più niente per me, io russavo da sveglio, ovunque, senza sosta, caldo o freddo, mi bastava il minimo fastidio al naso ed era la fine per giorni.
Quando feci una lastra al naso scoprii di essere un mutante, avevo le zanne! Ma non come quei fantastici felini ormai estinti, dai denti a sciabola, no.. ero come un felino handicappato buttato da un palazzo durante una parata. Già. Avevo questo unico dente da latte, deformato, invisibile, alla base del naso, non potevo neanche morderci nessuno. Mi sarei dovuto spaccare la faccia in due.. sai che soddisfazione.
All'improvviso verso gli 8 anni sparì, non il dente, e neanche il naso. "HHHHHRRRR", già, proprio lui, non ci fu un periodo di assestamento, nessun rimaniamo amici, un giorno disse vado a "HRkKRRR" le sigarette e non tornò più. Eppure lo sentivo, lì, in silenzio, acquattato nel buio dei miei canali respiratori, ma non avrei mai potuto accorgermene, usciva soltanto quando stavo dormendo ormai. Col senno di poi non avrei dovuto iniziare a fumare anche io. E Così passò quel periodo felice, quante avventure insieme, quanti dottori!
E finalmente mio fratello mi voleva di nuovo bene.
Appunti di matteo:
Era il 10 Gennaio 1985, quello fu l'anno in cui smise di nevicare dalle mie parti, [:] l'ultimo fiocco di neve era sceso, e piano piano si era sciolto in mezzo alle urla di mia madre, [che] rossa in viso, cercando [cercava] di tirare fuori quel piccolo pezzo di merda dalla sua vagina![.] Si era [Mi ero] presentato puntuale, appena una leggera bussata da parte di mio padre alla porta principale 9 mesi prima,
Scrissero che fu tutto a causa di un'anomalia termica della stratosfera che causò l'unione tra l'anticiclone delle Azzorre e quello polare e tutta [. Tutta] quell'aria artica fu spedita dritta a mamma Europa... dritta a me!
Ho sempre adorato il freddo, al caldo. [passaggio azzardato]
"poteri speciali".. [o un punto o tre punti. Non c'è due punti. Non in orizzontale, almeno]
ero molto dotato in quello che facevo, sempre il primo della classe, stare male è una vocazione. Come si dice: "O ce l'hai o non ce l'hai", non il coraggio però, la condizione. [qui mi son perso.]
Dicevo, ho sempre adorato il freddo, quel pizzico in fondo all'anima che ti tiene sempre [sempre si può togliere] vigile mentre ti chiudi su te stesso con il mento verso il petto e le mani in tasca, a passo svelto, le guance rosse, e quel naso.. [...] quel naso sempre gocciolante, pieno di muco, distrutto dalle intemperie e dalla vita. [e dalla vita si potrebbe togliere]
cosa stessi facendo, il mio corpo lo richiedeva ed io tosto ad ubbidire. [troppe virgole. facendo: il mio corpo]
In generale.
D eufoniche: da usare solo quando la vocale che precede è uguale a quella che segue la d. In tutti gli altri casi, via. Kaput. Rompono proprio il cazzo.
Puntini di sospensione: sempre tre.
Punti esclamativi: o uno o tre. Ma se è uno è molto meglio.
Maiuscolo: in genere va evitato (a parte per indicare insegne, scritte su cartelloni o altre robe strane). Per enfatizzare meglio il corsivo.
Alternare maiuscolo/minuscolo: non si può. Cioè, non è facile trovare scritto da qualche parte che è vietato, ma è una di quelle cose archetipiche, che uno lo sa che non si fanno...
Lettere ripetute: regola non generale ma sempre più diffusa è quella di usare max tre lettere: Es: Baaasta! oppure Bastaaa
Eh ma non si capisce che intendi la condizione ---> di malato.
Io riformulerei. Potresti mettere di nuovo vocazione, anziché condizione, oppure riscrivere daccapo le ultime due righe.
Altri appunti: i numeri vanno evitati.
9 mesi ---> nove mesi
4 anni ---> quattro anni
ecc.
Occhio che ci sono ancora dei .. che dovrebbero essere ...
"Eppure lo sentivo, lì, in silenzio, acquattato nel buio dei miei canali respiratori, ma non avrei mai potuto accorgermene, usciva soltanto quando stavo dormendo ormai."
Mi pare una virgola dopo dormendo ci starebbe bene!
Eh ma non si capisce che intendi la condizione ---> di malato.
Io riformulerei. Potresti mettere di nuovo vocazione, anziché condizione, oppure riscrivere daccapo le ultime due righe.
Altri appunti: i numeri vanno evitati.
9 mesi ---> nove mesi
4 anni ---> quattro anni
ecc.
Occhio che ci sono ancora dei .. che dovrebbero essere ...
"Eppure lo sentivo, lì, in silenzio, acquattato nel buio dei miei canali respiratori, ma non avrei mai potuto accorgermene, usciva soltanto quando stavo dormendo ormai."
Mi pare una virgola dopo dormendo ci starebbe bene!
Iscriviti a:
Commenti (Atom)