La Banda si formò verso la metà degli anni 90.
All'inizio erano Stomaco, Gastrite ed Esofagite a formare il gruppo degli alti, furono i primi a comparire, e piano piano si fecero strada sulla via della criminalità organizzata a forza di pugni. Dall'altra qualche anno dopo, il gruppo dei bassi fece la sua comparsa, agli ordini del Colon, scattavano veloci er Colite er Colica, pezzi de' merda che facevano sputa' sangue e anima a ogni colpo.
Con l'unione delle batterie di sopra e di sotto si venne a formare questo gruppo unito, capace di fronteggiare ogni cosa pur di restare al potere, non più servo ma padrone. La Banda de' li mortacci mia.
Era soltanto la prima media e io piccolo ignaro bambino dopo anni di insubordinazioni da parte der Naso, che dopotutto si limitava a fastidi perpetui e disturbo della quiete pubblica - questa era tutt'altra faccenda - me la ridevo allegro in compagnia dei miei compari cercando di dimenticare il mattiniero bullismo da parte der Papà che ogni mattina mi faceva ingoiare a suon di ricatti la colazione cereali e latte: «Lo vuoi il regalo? Allora devi bere tutto il latte. Niente latte, niente regalo.» e giù il bicchiere, tutto d'un fiato, sapevo che era sbagliato dentro di me, eppure cedevo ogni giorno sempre di più, fino ad abituarmi a quella tortura, fino a farla diventare parte di me, fino a diventare un bevitore di latte.
Si presentò come Aria all'inizio, facevamo conoscenza uno dell'altro, sembrava gestibile, non si stava troppo male insieme, certo c'erano alti e bassi, ma in fondo uno cerca di dare il meglio di sé in certe situazioni, sperando per il meglio della coppia.
Piano piano il disagio aumentò sempre di più, restare con lei diventava sempre più difficile e ingestibile, gli screzi mattutini erano i peggiori, bastava una piccola questione, ed eccola lì a incazzarsi come se io fossi il peggio stronzo al mondo.
Mi ricordo ancora il giorno in cui non ce la feci più e la coppia... scoppiò.
Er Papà venne a tavola con uno Slimer, una cosa uscita da poco, verde e appiccicoso con all'interno un mostriciattolo, sembrava una cosa bellissima e schifosissima per un bambino di 10 anni, allora presi tutto il latte che avevo davanti e bum, giù nel gargarozzo a far compagnia ai cereali ricoperti di cioccolato.
Arrivato a scuola cominciai a sentire Aria lamentarsi già dal cancello d'entrata, ancora non suonava la campanella e già le rodeva. Aveva avuto qualche diverbio cor Latte e non sapeva fare di meglio che prendersela con me. Alla prima ora la maestra prese il registro e cominciò a fare la lista dei presenti: Aria «Presente», Cappuccini «Presente», Stomaco «Presente»... La maestra ci introdusse Stomaco, uno nuovo, appena trasferito da un'altra scuola da cui era stato espulso per comportamenti violenti, non sembrava uno pericoloso, non lo sembrava affatto...
All'ora della ricreazione andai in bagno e vidi Stomaco che si asciugava le mani, presi la balla al balzo e andai a presentarmi ufficialmente: «Hey ciao, sono Paolo, siamo in classe insie...» neanche il tempo di finire la frase e mi sferrò un pugno dritto alla bocca dello stomaco, feci appena in tempo a entrare nel bagno, chiudere la porta e abbassarmi i pantaloni su quella turca del cazzo. DUE SECONDI!
Due secondi ed eruttai in quella che definirei un'eruzione di merda. I lapilli che volavano dappertutto raggiunsero il muro ad altezze ben maggiori rispetto al mio essere chinato a 90° sulla turca; ero allibito, tanta potenza era qualcosa di mostruoso per un esserino che prima di allora era andato in bagno a leggere i giornaletti seduto sulla tazza senza tanto pensare a quello che stava accadendo sotto di lui.
Quando il vulcano dietro di me finì il suo lavoro mi girai, quello che vidi era qualcosa di inumano, una lunga, alta striscia di merda che ricopriva il muro, il tubo e parte della tazza turca su cui facevo ombra con la mia figura accovacciata.
Allucinato ma anche divertito per l'assurda situazione cominciai a pulirmi con il fazzoletto di cotone che portavo sempre con me, lanciando maledizioni alla scuola pubblica e alla fottuta mancanza di carta igienica. A quel punto misi il fazzoletto in una busta di plastica e me lo buttai alle spalle, cercando di dimenticare tutto quello che era appena successo.
L'umiliazione inferta dal nuovo arrivato era una ferita che sarebbe rimasta con me per sempre.
[Continua]
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